Io ti odio.
Amore mio, questa definizione mi mette ovviamente in difficoltà. Non posso certo dire di provare una antipatia nei tuoi confronti, figuriamoci una forte avversione. Dunque, non ti odio. Cosi sembrerebbe. Eppure, la volontà chiara e nitida, il desiderio ardente e irrefrenabile di distruggerti, è presente. La volontà di distruggere l’oggetto odiato.
E’ una sorta di gabbia, quella in cui vivo, che mi frena, mi blocca e non mi lascia fare ciò che voglio. E’ un continuo vivere con il freno tirato, è un continuo non vivere. Come cazzo può, un cervello pensante, restare in trappola di illusioni e giochetti di prestigio simili, pur essendo cosciente che il trucco è presente ed altro non è che un gioco di illusioni creato dalla nostra stessa testa.
Signore mio, tu che sei creatore del cielo e della terra, tu che hai plasmasto Eva ed Adamo per poi indurli in tentazione…liberami dal male! Inoltre, visto che ci siamo, il famoso “non ci indurre in tentazioni”, non vorrei essere pignolo, per l’amor di Dio, ma non sta a significare che tu ci induci in tentazione?
Comunque, meglio affrontare un problema per volta. Almeno per ora, meglio focalizzare tutte le proprie energie verso la distruzione dell’oggetto odiato.
Oggetto che un giorno varrà quanto un posacenere con su scritto “Fernet Branca”.
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Mi rifiuto di possedere quelle gioie, che altri non mi possono invidiare
Perla e i porci
Il grande burattinaio, ovvero:Boffo, Feltri e il "teatrino Italia"
L'allusione fallocratica nella letteratura
15/06/2009 at 22:44
Una cosa alla volta, appunto.
L’odio è un altro modo di essere ancora “dentro”. Dentro una relazione, un inghippo, o illusione in cui, però, sei tu a decidere. Sempre. Da distruggere c’è solo quel legame e le ragioni che lo tengono insieme in una rispettabile idea o pensiero. E’ quello l’oggetto da modificare: nell’ordine degli schemi che lo sottendono.
La fase successiva, seda l’odio e si trasforma, nella migliore delle ipotesi, in conciliazione. Altrimenti, indifferenza. Ma tu sarai uscito dalla gabbia.
15/06/2009 at 22:46
..”ed ho sentito nel silenzio
una voce dentro me
e tornan vive troppe cose
che credevo morte ormai
e chi ho tanto amato
dal mare del silenzio
ritorna come un’onda nei miei occhi
e quello che mi manca
nel mare del silenzio
mi manca sai, molto di più.
Ci sono cose in un silenzio
che non m’aspettavo mai,
vorrei una voce
ed improvvisamente
ti accorgi che il silenzio
ha il volto delle cose che hai perduto..”
15/06/2009 at 23:11
Non c’è nulla di può simile all’odio che l’amore.
Ciao Ciao
16/06/2009 at 08:37
@Saamaya
“Dentro una relazione, un inghippo, o illusione in cui, però, sei tu a decidere. Sempre.”
Non credo si abbia sempre questa facoltà di decidere.
“Anche la dipendenza è un genere di relazione amore-odio. Nel caso in cui rimanga un elevato grado di intimità sessuale ma con una intimità emozionale degradata o completamente svanita si può parlare di relazione amore-odio. Alcuni hanno osservato, in queste circostanze, che il sentimento totale non si discosta molto da quello provato in una tossicodipendenza.”
@Wale
Adoro questa versione
@Massimo
Si, spesso viaggiano in parallelo o sono uno derivazione dell’altro. Ovviamente parlando di “odio” nel modo in cui noi lo stiamo trattando, in modo un pò “improprio”, forse.
16/06/2009 at 16:35
Non conoscevo questa versione… è bellissima! grazie :D
18/06/2009 at 11:10
Eterno dilemma: resistere o scappare ?
13/11/2009 at 18:31
siamo sempre in balìa dei sentimenti.
ma questo è anche il bello.
Ciao, habibi.