Giacomino e la donzelletta Silvia

giacomo_leopardi

La donzelletta vien dalla campagna,
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e di viole,
onde, siccome suole,
ornare ella si appresta
dimani, al dì di festa, il petto e il crine.

Voci di popolo, narrano, che codesta donzelletta si chiamasse Silvia, era molto bella, nonostante facesse su e giù da questa campagna, dove, tra zappe, falce e martello, si faceva un gran bel mazzo, e non soltanto di fiori.

Giacomino, invece, era una persona solitaria, non sapeva neanche come era fatta la campagna, anzi non sapeva neanche come fosse fatto il suo paesino, tranne lo scorcio che intravedeva dal balcone.  La sua famiglia era molto ricca, sicchè, Giacomino, aveva in casa tutto ciò che gli occorreva ma, ciò nonostante, era infelice.

Il suo babbo, il conte Monaldo, aveva notato questa tristezza crescere giorno dopo giorno nel suo figliuolo Giacomo, il quale, altro non faceva, che leggere libri nella maestosa biblioteca di famiglia e, all’imbrunire, spiare la donzelletta Silvia. Si accostava al balcone, con il dito medio della mano destra allontava appena la tenda, ed in quella piccola fessura creatasi, buttava l’occhio sinistro.

” Giacomì, bello e papà, ma tu la devi finire di spiare questa povera creatura, ormai tutto il paese lo sa. E che figure mi fai fare”, diceva il conte. Giacomino abbassava lo sguardo e restava in silenzio per qualche minuto, poi, concedandosi, diceva:  “l’unico divertimento in Recanati è lo studio: unico divertimento è quello che mi ammazza: tutto il resto è noia”.

Intanto, in paese le voci circolavano, tutti sapevano di Giacomino e della sua passione, segreta quanto pubblica, per Silvia, al punto che, il conte, lo richiamò per l’ennesima volta al suo capezzale, invitandolo a lasciare il paese ed a visistare l’Italia. ” Vai, bello e papà”.

Dal 1822 al 1828, Giacomino girogavò tra Milano, Bologna, Firenze e Pisa.

Nel 1828, per vari problemi fisici, in particolare di vista, fece rientro a Recanati, dove, affacciato al solito balcone,  compose “Le ricordanze”, “Il sabato del villaggio“, “La quiete dopo la tempesta“, “Il passero solitario”, “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia“. Così, come se niente fosse.

Tutti in paese continuavano a dirgli: “Giacomì, vir Napule e poi muori”. E’ così fece. Si recò a Napoli, dove, il 14 giugno del 1937, morì.

Giacomo Leopardi è considerato una delle figure più importanti della letteratura mondiale.

Ciao Giacomino.

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5 Comments to “Giacomino e la donzelletta Silvia”

  1. Caspita, è uscito il tema di maturità per bloggers ed io nemmeno mi son preparata: mi fai copiare?

  2. Giacomino era un pò nerd … non ha saputo imparare niente dall’amico Ranieri: lui attirava le amiche con le poesie, ma alla fine era Ranieri che se le portava a letto.

    C’è qualcosa che non va … forse aveva ragione Marinetti: Abbasso il chiaro di luna! LoL

  3. se ne impara una ogni giorno :-)

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