Era lì.
Stava.
Nemmeno da troppo tempo: solo dagli ultimi 20 anni, passati in un sonno incantato, fermo, distante.
Lo capivi dal pelo: lungo e incolto, sul viso e sulla testa, a ricordare qualche evocativo Santone indiano. Ma no. Nemmeno così.
Non una domanda.
Ora il problema era il linguaggio, l’emissione articolata di fonemi che contemplasse fiato, intenzione e desiderio.
Nulla.
Sguardi nel vuoto.
Eppure sentivo forte l’istinto di “muoverlo“, anche solo per dire CIAO…
L’intuizione fu quella di offrirgli un caffè. Gradì compiaciuto; anzi, come fosse dovuto.
Fu un amore intenso. Durò il tempo di una scrollatina di zucchero nella tazzina.
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L'inferno esiste solo per chi ne ha paura
Giacomino e la donzelletta Silvia
Struccati è meglio?
Ti amore, cuore mio