“Sola me ne vo per la città…. passo tra la folla che non sa”, così diceva una vecchia chanson.
“Passai accanto a duecento persone e non riuscii a vedere un solo essere umano”, così disse Bukowski.
“Sola me ne vo per la città…. passo tra la folla che non sa”, così diceva una vecchia chanson.
“Passai accanto a duecento persone e non riuscii a vedere un solo essere umano”, così disse Bukowski.

La lingua batte dove il dente duole. Ma il dente non duole, per cui, batti pure. Divertiti.
La mente, invece, torna sempre lì. Il resto è una conseguenza naturale.
Ci si prova, durante la giornata si chiacchiera, si cerca di vivere, ma appena si ha un solo secondo libero, il pensiero riaffiora.
Lei, la mente, si riempie di mille pensieri, si affolla. Nessuno di questi è preciso, nessuno identificabile. All’inizio è un accavallarsi di brutti pensieri ma non si riesce ad identificarne bene neanche uno. Man mano che i minuti passano e che la tua sofferenza aumenta, vedi sempre più nitido e chiaro l’oggetto di questo pensiero. E’ sempre il solito. Nessuna novità. Lo senti salire dalla bocca dello stomaco, e fa male.